01
ott
10

Verginità, di ritorno (one more time)

C’è un letto sfatto ad accogliervi dove (ce lo auguriamo) ci siamo passati tutti.

Non siamo ancora sicuri, invece, che tutti abbiano già intrapreso il viaggio di ritorno per ristabilire lo status quo esemplare non tanto di una scelta personale quanto di una negoziazione con l’ordine sociale e con i suoi significati.

Corpo umano come progetto, investimento e rifugio modulabile.

Ma non si sta facendo una ricerca artistica questa volta.

Ci addentriamo con molta umiltà e grazie all’occasione offertaci da Anna Maria Pecci,  in collaborazione con Gianluigi Mangiapane e Andrea Perin nel territorio dell’etnografia; ci misuriamo nella rappresentazione di un rito di passaggio a un anno dal centenario dalla pubblicazione dell’opera di Arnold van Gennep.

Nel contesto della collettiva “Oggi, nel corso della vita. Riti di Passaggio” a cura di Pietro Clemente e Vincenzo Padiglione, nell’ambito del congresso nazionale SIMBDEA (Società Italiana per la Museografia e i Beni Demoetnoantropologici), ci siamo occupati del progetto grafico a supporto dell’installazione “Verginità, di ritorno“.

Il percorso ideato dai curatori segue le tre fasi descritte da van Genepp (Separazione, Margine, Riaggregazione): oggetti, cataloghi, materiali descrittivi e immagini sono fruibili direttamente dal visitatore, abbandonando la funzione decorativa per rappresentare un’ipotesi sperimentale di future modalità di indagine.

Ci trovate a Matera dal 30 settembre al 2 ottobre al Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata in Palazzo Lanfranchi – Sala delle Arcate.
Con la speranza che sia, anche per voi, come la prima volta.
27
mag
10

Per chi l’ha visto, per chi non c’era – Design of the other things @Triennale, Milano

A noi è proprio piaciuto.

Prima, durante e dopo.

La slot machine della creatività, ideata da Kublai e che contiene Exploring Democracy ha attirato molta attenzione.

Ed è solo l’inizio.

Guardate un po’ anche voi.

(e se non ci credete, passate a trovarci. Ci trovate lì fino al 27 giugno).

21
mag
10

Exploring Democracy in Triennale (il design che c’è e si vede)

Siamo stati un po’ in disparte, ultimamente.

In realtà si è lavorato molto per gettare le basi di un progetto che speriamo avere l’occasione di presentarvi presto, anche se al momento rimane nel cassetto.

In compenso, il cammino di Exploring Democracy, grazie al supporto di Kublai procede.

Così, a partire da martedì 25 maggio ci saremo anche noi al Design Museum alla Triennale di Milano all’interno della mostra “DesignOfTheOtherThings” ideata e curata da Stefano Maffei.

Partendo dal tema conduttore del design italiano la finalità dell’evento sarà quella di raccontare esempi di una cultura progettuale che non si esprime solo nella produzione del singolo oggetto ma anche anche in servizi, tecnologie, socializzazione progettata e interazione.

Sotto il cappello kublaiano, insieme agli altri progettisti con cui abbiamo condiviso il cammino nel corso di questi mesi, ci ritroveremo fianco a fianco con Senseable City Lab di Carlo Ratti, IDLab, il Lanificio Leo, ASAP, l’atelier Raggio di luceExperientia e Massimo Banzi.

Ps: nel caso non si fosse capito noi non stiamo più nella pelle.
Vi aspettiamo martedi 25 maggio  dalle 18.30 in poi in Via Alemagna 6 – Milano.

Exploring Democracy (in versione concentrata):

Exploring Democracy è una metodologia di intervento e di indagine sui rapporti tra lo Spazio Pubblico e la Sfera pubblica, tra i luoghi e la loro fruizione.

Partiamo dall’idea di cambiamento: i luoghi cambiano, le persone cabiano (e anche noi non ci sentiamo molto bene, in effetti).

Riteniamo che se il cambiamento non viene inteso, compreso ma soprattutto gestito, rischia di determinare a situazioni di degrado e abbandono  se non addirittura emergenze vere e proprie.

Exploring Democracy:

  • permette quindi lo sviluppo di una maggiore consapevolezza del territorio locale
  • offre una serie di dati, non squisitamente quantitativi sulle dinamiche sociali e culturali in atto su una determinata area
  • trasferisce conoscenze e veicola la creatività dei partecipanti
  • valorizza lo spazio pubblico

Noi vogliamo rendere visibile, l’invisibile, dare un’estetica a a quello che solitamente un’estetica non ce l’ha, riteniamo che nella società della “visibilità”  sia molto più efficace e in grado di attirare l’attenzione un logo più che 100 volantini o a un sit-in di protesta quando l’emergenza è ormai in atto.

14
mar
10

Fare le cose giuste

Ci eravamo lasciati a Roma al termine del nostro primo Kublai Camp, riportando a casa un’esperienza coinvolgente, divertente ma soprattutto formativa.

Dopo aver giocato anche noi durante il Pitch Club abbiamo avuto modo di conoscere i vincitori del Kublai Award 2010, ascoltare le presentazioni degli altri progetti finalisti, rompere le scatole ai ragazzi di Critical City e soprattutto ringraziare di persona lo staff di Kublai per tutto il supporto offerto. Li incontriamo di nuovo oggi,  domenica 14 marzo a Milano a “Fa la cosa giusta“, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che si propone di diffondere sul territorio nazionale le best practices di consumo e produzione, offrendo una vetrina privilegiata e un laboratorio permanente nel corso delle giornate del suo svolgimento.

Approfittiamo dello spazio che Kublai ha messo disposizione a tutti noi per incontrare e inondare di parole chi vorrà sapere qualcosa in più in merito a Exploring Democracy, conoscere chi lavora o  ha le nostre stesse passioni e per farci venire idee nuove su cui iniziare rimurginare come nostro solito.

Insomma, ci si vede al padiglione 1 stand Progetto Kublai SI07.

Andrea lo trovate già lì, io sto arrivando in treno ;)

18
feb
10

(this) space (is) on sail – things we like, we love and we hate

Forse qualcuno se n’era già accorto, altri magari no.

Per non far torto a nessuno, noi lo ripetiamo a tutti che già da qualche giorno è nato “(This) space (is) on sail”, ovvero il nostro tumblelog.

Uno spazio “tascabile” e di veloce consultazione dove ci impegnamo a segnalare in modo assolutamente non neutrale tutto quello che amiamo alla follia perchè in linea con lo spirito di noi spacers ma anche tutto quello che non ci va giù del panorama culturale e artistico, non solo nazionale.

Un block notes su cui scarabocchiare i nostri appunti e appiccicare i ritagli dei giornali, un posto dove la finiamo di parlare solo delle nostre esperienze (per quello c’è  già questo blog) e mettiamo il naso negli affari altrui.

Perché è più divertente se non giochiamo da soli ;)

ps: se volete essere aggiornati sulle segnalazioni potete sempre iscrivervi al feed RSS

se invece anche voi avete un tumblr che tratta di questi temi, segnalatecelo, così vi seguiamo!

(dal blog, infine, ci arrivate cliccando il link, sulla destra nel blogroll, sotto la voce “altrove”)

[a special thanks to Cesar H Castro Jr for sharing with us his smart templates]



29
gen
10

ready – set – go to kublai camp 2010

Si, ci saremo anche noi a Roma a  partire da domani sera con il warm up della Kublai Night , e per tutta la giornata di sabato 30 gennaio al Kublai Camp 2010.

Parteciperemo, per la prima, volta a  uno dei camp  più articolati della Rete e per guardare negli occhi molte delle persone che ci hanno seguito nel nostro percorso iniziato circa un anno fa.

Ascolteremo con attenzione alcune conferenze che ruoteranno non solo intorno al tema della creatività ma anche alle problematiche più o meno pratiche che rappresentano il “dark side” in cui spesso ci imbattiamo nella quotidiana lotta per la realizzazione dei nostri progetti.

Non contenti, però, abbiamo deciso, nel più classico spirito Space on Sail, di andare a giocare anche noi nel Pitch Club, pertanto, sabato mattina  ci vedrete mentre ci aggireremo rantolanti nel tentativo di presentare Exploring Democracy (tra qualche giorno uploaderemo tutti i materiali anche qui sopra) in 200 secondi netti. Se ci incontrate sappiate che una  bombola d’ossigeno o qualche ricostituente  saranno doni  ben accetti.

Infine,  nel pomeriggio, racconteremo la nostra esperienza come gruppo di lavoro con la testa ben piantata tra le nuvole, condividendo le nostre storie, le nostre idiosicrasie e le nostre manie nella sessione conclusiva Lavorare sulla nuvola – The Way I Work Stories”: storie di progetti e progettisti che usano gli strumenti disponibili in rete per lavorare e collaborare.

Ci sembra ce ne sia abbastanza per uscirne a quattro zampe.

Vi racconteremo tutto, promesso, voi però, se passate da quelle parti, non dimenticate di venire a fare il tifo per noi.

25
gen
10

no more cosmopolitan for me

A Bari, durante il primo Meeting Mondiale dei Giovani, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla lecture della sociologa e economista Sakia Sassen. Abbiamo riflettuto sulle evoluzioni della globalizzazione ma anche su quale significato attribuire, oggi, al termine “cosmopolita”.

È appena terminato il primo Meeting Mondiale dei Giovani per un Futuro Sostenibile. Space on Sail era presente con altri 1500 agenti di cambiamento provenienti da oltre 163 paesi del mondo.

Il sottotitolo, in esperanto, Ni, mondlokaj civitano,- (noi cittadini globali – locali) parlava abbastanza chiaro.

Un laboratorio globale (12 workshop raggruppati in in cinque macro-tematiche) urlato a gran voce da una calda e ospitale Bari, caput mundi, per tre giorni, di nuovi processi creativi per stimolare progressi in campo politico, sociale e culturale.

Saskia Sassen ha introdotto il meeting con una domanda che  rivolgiamo prima di tutto a noi stessi: “La particolarità locale può diventare globale?”.

L’instabilità attuale apre la possibilità di creare una globalità emergente, consapevole e più soggettiva dove l’interazione e l’interdipendenza tra i vari soggetti genera una nuova rete globale e dove i rappresentanti del “non-potere” possono potenzialmente prendere l’iniziativa per formulare nuove domande sociali che riflettono esigenze locali.

In un mondo in cui l’ “open-source” crea nuove piattaforme di sviluppo e dove potrebbe non essere più “così” necessario essere “mobile”, né viaggiare, né conoscere le lingue, nasce invece l’esigenza di collegare, comunicare e scambiare, creando una “distributed capacity” che si diffonde, ora, in modo orizzontale.

Michelangelo diceva che la sfida stava nel cercare la scultura all’interno della pietra, noi saremo disposti a raccogliere la sfida e cercare la “forma” in ciò che sta davanti ai nostri occhi?

E soprattutto, ci sentiremmo pronti ad abbandonare la vecchia etichetta di cosmopolita per cercarne una più aggiornata?

ps: Andrea ne parla anche qui




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