Archivio per la categoria 'Our thoughts'

25
gen
10

no more cosmopolitan for me

A Bari, durante il primo Meeting Mondiale dei Giovani, abbiamo avuto l’opportunità di partecipare alla lecture della sociologa e economista Sakia Sassen. Abbiamo riflettuto sulle evoluzioni della globalizzazione ma anche su quale significato attribuire, oggi, al termine “cosmopolita”.

È appena terminato il primo Meeting Mondiale dei Giovani per un Futuro Sostenibile. Space on Sail era presente con altri 1500 agenti di cambiamento provenienti da oltre 163 paesi del mondo.

Il sottotitolo, in esperanto, Ni, mondlokaj civitano,- (noi cittadini globali – locali) parlava abbastanza chiaro.

Un laboratorio globale (12 workshop raggruppati in in cinque macro-tematiche) urlato a gran voce da una calda e ospitale Bari, caput mundi, per tre giorni, di nuovi processi creativi per stimolare progressi in campo politico, sociale e culturale.

Saskia Sassen ha introdotto il meeting con una domanda che  rivolgiamo prima di tutto a noi stessi: “La particolarità locale può diventare globale?”.

L’instabilità attuale apre la possibilità di creare una globalità emergente, consapevole e più soggettiva dove l’interazione e l’interdipendenza tra i vari soggetti genera una nuova rete globale e dove i rappresentanti del “non-potere” possono potenzialmente prendere l’iniziativa per formulare nuove domande sociali che riflettono esigenze locali.

In un mondo in cui l’ “open-source” crea nuove piattaforme di sviluppo e dove potrebbe non essere più “così” necessario essere “mobile”, né viaggiare, né conoscere le lingue, nasce invece l’esigenza di collegare, comunicare e scambiare, creando una “distributed capacity” che si diffonde, ora, in modo orizzontale.

Michelangelo diceva che la sfida stava nel cercare la scultura all’interno della pietra, noi saremo disposti a raccogliere la sfida e cercare la “forma” in ciò che sta davanti ai nostri occhi?

E soprattutto, ci sentiremmo pronti ad abbandonare la vecchia etichetta di cosmopolita per cercarne una più aggiornata?

ps: Andrea ne parla anche qui

26
ott
09

L’Arte del Dono

Nel corso di tre giornate, lo scorso mese, ha fatto fuori quasi tutto.
Chi c’era, racconta di lunghissime code di persone di fronte alla porta del palazzo dove ha sede il suo studio, a Lugano.
A sostegno, ancora una volta, del fatto che l’Arte si nutre di relazioni.

 

Divorare - Olio (150x150), 1986.

Divorare - Olio (150x150), 1986.

Parliamo del Maestro Gianluigi Bellei: artista di origine bolognese, residente a Lugano da molti anni, che, lo scorso settembre ha deciso di regalare interamente i quarant’anni della sua produzione artistica (a partire dai primi lavori a olio sino alle ultime realizzazioni che prevedono invece l’utilizzo di vari supporti e materiali).
Il Maestro ha annunciato l’iniziativa attraverso una conferenza stampa e un servizio televisivo andato in onda a settembre sull’emittente svizzera, informando che il suo atelier sarebbe rimasto aperto per tre settimane, offrendo l’opportunità, in particolare a chi non ha solitamente accesso, spesso per disponibilità di mezzi, al circuito artistico più “classico”, di diventare possessore di un’opera d’arte.

Nei giorni immediatamente successivi chiunque ha avuto l’occasione di presentarsi e scegliere il “proprio” quadro; unica condizione posta: l’impossibilità di rivenderlo ma di poterlo solo esclusivamente regalare.

Le motivazioni che hanno determinato una scelta, a nostro avviso, molto coraggiosa e dal valore fortemente simbolico, sono state evidenziate da Bellei in modo molto diretto.
In primo luogo, l’autore ha avviato una riflessione personale sul destino delle proprie opere, come diceva lui stesso, sorridendo, durante il servizio televisivo, il rischio che finisca tutto impolverato in qualche fondazione o ancora peggio negli scantinati o nelle soffitte di qualche museo, a causa dell’esiguità degli spazi espositivi cantonali, è una prospettiva che intristirebbe qualsiasi artista.
Oltretutto, molto spesso, le strutture ospitanti rischiano di non veicolare il messaggio artistico al di fuori dei confini ticinesi.
Infine, fulcro dell’azione, la volontà di cortocircuitare il meccanismo che genera un diffuso conformismo estetico causato dall’identità ormai quasi automatica tra il valore dell’opera e il suo prezzo di mercato.

Riteniamo questo atteggiamento e l’approccio che sposta l’accento sul valore del “processo” che prima ha determinato e che, successivamente, coinvolge l’opera, si identifichi pienamente anche con il nostro pensiero.
Ci piacerebbe, inoltre poter inserire questo contributo in una riflessione più ampia iniziata, all’interno degli Space on Sail, nell’ambito dell’iniziativa “Io lo vedo così” e che vorremmo coinvolgesse anche un’audience esterna, proprio in merito alle modalità espositive e alle musealizzazioni, offrendo spunti e prospettive, al momento, meno diffuse.

Abbiamo, pertanto, cercato di avvicinarci al maestro Bellei condividendo con lui alcune nostre curiosità.
Ci ha accolto una persona disponibile e diretta, con cui abbiamo realizzato una piccola intervista che siamo orgogliosi di ospitare sul nostro blog.

 

Elaborazione elettronica, 50x70cm. 2009

Elaborazione elettronica, 50x70cm. 2009.

Sulla base delle dichiarazioni lette (e del servizio andato in onda sulla televisione svizzera), la volontà che ha dato origine al suo gesto è stata quella di dare la possibilità a chi normalmente è al di fuori del circuito “istituzionale” dell’arte di avere accesso a un’opera.  Considerato  il successo scatenato dall’iniziativa, sulla base di quale parametri ha regalato i suoi quadri?

Premetto che non mi ero posto alcun parametro per poter valutare l’ impatto di un’iniziativa del genere.
Ovviamente mi basavo sul fatto che molto spesso le mostre, escludendo quelle internazionali o di grande richiamo, sono poco frequentate. Basta andare in qualunque galleria o museo per constatare che i visitatori si contano sulle dita di una mano durante una giornata. Tenuto presente che il mio studio non ha un accesso diretto ma bisogna suonare il campanello e salire le scale, immaginavo che le persone non potessero essere molte. Invece solo il primo giorno e nelle prime tre ore di apertura sono arrivate circa duecento persone.
Tutto questo ha azzerato ogni tipo di rapporto e di parametro. Molte persone sono arrivate e sono ripartite prendendosi semplicemente le opere. Con le altre mi sono limitato ad un saluto e a siglare l’opera aggiungendo la dicitura “Quest’opera è un regalo e non può essere oggetto di una transazione monetaria”. Diciamo che, a parte alcuni, non ho il minimo ricordo dei volti delle persone passate dal mio atelier.
Michel Poletti ha girato un video quel giorno e, guardandolo successivamente, mi sono accorto che non riconoscevo buona parte delle persone.

C’è stato qualcuno prima di lei, o qualcuno al quale lei si è ispirato, che ha compiuto un gesto in qualche modo analogo?

A parte qualche artista che ha bruciato i propri lavori come Baldessari o qualcun altro come Pietroiusti che li regala dopo aver avuto una sovvenzione per la realizzazione in modo da essere ripagato in anticipo, non mi risulta che ci sia stato nessun altro artista che abbia regalato i propri lavori direttamente ai cittadini.

Le opere che lei ha donato, sono state “segnate” e non potranno essere più vendute, ma solo esclusivamente, a loro volta, regalate.
In caso, invece, di un ipotetico baratto, che cosa le piacerebbe ricevere in cambio? E cosa ha ottenuto sino ad ora, anche da un punto di vista immateriale a chiusura dell’iniziativa?

Non avevo intenzione di accettare nulla in cambio anche per evitare che si diffondessero voci fuorvianti sul valore dell’iniziativa.
Ma soprattutto anche per evitare che la cosa potesse essere interpretata come una svendita. Ho ricevuto parecchie sollecitazioni anche da parte di associazioni che mi chiedevano di mettere nello studio un barattolo in cui le persone potessero lasciare 5 franchi da devolvere all’associazione stessa.
Ho sempre rifiutato per non mescolare l’iniziativa con potenziali strumentalizzazioni, anche se a buon fine.
In effetti però qualcosa mi è rimasto: cinque o sei persone mi hanno offerto una bottiglia di vino e tre un libretto scritto da loro.

Si interesserà delle sorti future dei suoi quadri?

Non potrei, nemmeno volendo, in quanto a parte alcuni, non ho la più pallida idea di chi siano le persone che ne sono entrate in possesso.

Lei ha voluto sottolineare il valore del “processo” rispetto a quello dell’opera: in base a ciò, in quale modo chi riceve il quadro entra in relazione con l’espressione artistica? Il nuovo proprietario, diventa parte di una rappresentazione nel momento in cui riceve il quadro?

Possiamo identificare due momenti: quello della creazione dell’opera che rappresenta un determinato periodo storico e personale e che descrive tramite l’opera stessa un’idea, un’emozione, un concetto dell’autore.
A tutto questo si è sovrapposta l’azione del regalo e ciò ha dato un ulteriore vissuto all’opera stessa. L’opera diventa quindi parte integrante della performance.

 

Cavallo di razza - Acquarello 38,5x57,5cm, 1982.

Cavallo di razza - Acquarello 38,5x57,5cm, 1982.

Come sono stati assegnati i quadri? E’ stato lei a scegliere l’opera a seconda del richiedente o ha lasciato libertà di scelta?

All’inizio, come dicevo, supponevo una certa tranquillità per lo sviluppo dell’iniziativa. Pensavo di parlare con le persone, entrare in contatto con loro, informarmi sul loro lavoro, sulla loro percezione delle opere e scegliere insieme a loro quella che maggiormente poteva essere la più indicata.
In realtà ognuno ha scelto il suo quadro o, per meglio dire, visto il caos ognuno ha preso la prima cosa che capitava.

Ha avuto il desiderio, di dire di no a qualcuno? se si, perchè?

Non avevo intenzione di fare una scelta… e non ho potuto farla.

C’è qualche aneddoto legato ai momenti della donazione che le è rimasto particolarmente impresso?

In realtà ce ne sarebbero parecchi: da chi se ne stava andando senza dire nulla con un quadro non mio (nello studio ho parecchi lavori di altri artisti) a chi non essendoci più tele di grandi dimensioni mi ha chiesto di fargliene una solo per lui (ovviamente gratis). Ma le constatazione più interessante e che fa riflettere è sicuramente quella che nessuno ha preso gli ultimi lavori della mostra locarnese “Brandelli antropologici” realizzati mediante il computer assieme ai barattoli di vetro contenenti vari oggetti legati al mio contesto.

Ripeterà l’esperienza? e se sì, in che modo farà a sapere che quello che sta creando sarà poi donato, influenzerà la creazione?

 

Eugène Disdéri, Insurgés tués pendant la Semaine sanglante, phtographie, 1871.

Eugène Disdéri, Insurgés tués pendant la Semaine sanglante, phtographie, 1871.

Ritengo che fare due volte la stessa cosa impoverisca e non aggiunga nulla di nuovo. Pertanto l’iniziativa è stata unica. Ora sto lavorando a un progetto che porto avanti da circa un anno ispirato alla Comune di Parigi intitolato “Père-Lachaise 28 maggio 1871” nel quale assemblo quadri, film, libri, stampe d’epoca…

Bio: Gianluigi Bellei nasce a Bologna nel 1953.
Nel 1969 frequenta l’atelier di incisione San Leonardo di Mario Leoni a Bologna, seguono gli studi artistici a Firenze e a Lugano.
Collabora con diverse testate, fra le quali “Libera Stampa”, il quotidiano “la RegioneTicino”, il mensile “Spazio architettura”, “Cenobio” e il settimanale “Azione”. 
Nel 1986 fonda assieme ad Ugo Fortini il periodico di riflessione estetica e cultura dell’arte “Imago”. 
Partecipa a conferenze e dibattiti tra i quali la tavola rotonda coordinata da Arturo Schwarz a Torino nel 1987 nell’ambito degli incontri su «Estetica, produzione artistica e cultura libertaria», «L’incisione alle soglie del nuovo millennio» al Centro culturale svizzero di Milano nel 1999 e «Arte e anarchia» a Bologna nel 2001.
Nel 1996 è fra i fondatori della CISI (Compagnia incisori della Svizzera italiana) della quale viene eletto primo presidente. 
Nel 2002 fa parte del gruppo organizzatore degli Artisti per la pace.
 È socio attivo di Visarte, Società delle Arti Visive, dellAssociation Internationale des Arts Plastiques,  e dell’Union Suisse de la Presse Spécialisée.

Da quasi trent’anni vive a Lugano.

(Biografia tratta da qui)

Un grazie speciale va a Matteo e Andrea perchè senza la loro preziosa segnalazione qui, “oltrecortina”, sarebbe arrivato ben poco ;)

23
set
09

Medaglie di bronzo e dinamiche partecipative

A distanza di una settimana dalla chiusura del concorso fotografico Imago Europae 2009, cerchiamo di tirare le somme e di condividere alcune riflessioni in merito allo svolgimento di un contest inserito nelle dinamiche di uno dei social network più diffusi al mondo.

Dopo la selezione della nostra fotografia Spazi pubblici e sfere pubbliche” il Coordinamento Toscano di Europe Direct ci ha comunicato (insieme ad altri 120 partecipanti) che la votazione delle nostre produzioni, da parte della “giuria popolare” sarebbe avvenuta attraverso la piattaforma di Facebook.

L’assimilazione dei due concetti (“giuria popolare” e “popolo di Facebook”) ci ha offerto l’opportunità di fare il punto sulla diffusione del social network e sul suo utilizzo per attività di questo genere.

Premesso che Space On Sail, ad oggi, non possiede una Pagina Facebook, e, in qualità di soggetto “collettivo”, manifesta posizioni eterogenee in merito all’utilizzo e alla fruizione dei social network in generale, il dibattito si è dimostrato articolato anche al nostro interno.

COSA È SUCCESSO:

La procedura di voto era suddivisa in due momenti distinti, ma non intuitivi, che hanno creato alcuni problemi a buona parte dei nostri contatti.

Infatti, per esprimere la preferenza attraverso l’assegnazione dei “like”(mi piace), introdotta da relativamente poco tempo all’interno della piattaforma, occorreva necessariamente affiliarsi al gruppo creato ad hoc per il contest e, solo a seguito di questo passaggio, la preferenza poteva essere espressa e registrata validamente.

Consapevoli del fatto che i tempi di lettura e i parametri di attenzione relativi alla comunicazione all’interno dell’ambiente di Facebook possono essere molto ridotti (…e dimostrandoci realistici sul livello di “disattenzione” medio) abbiamo cercato di comporre un messaggio che risultasse il più possibile personalizzato (per singoli contatti o categorie omogenee) da inviare ai nostri “amici”, in grado di spiegare la procedura di partecipazione ma anche di trasmettere lo spirito del concorso e il significato della nostra scelta fotografica.

Nonostante il periodo di riferimento fosse quello a cavallo delle vacanze estive i feedback sono stati abbastanza immediati, in particolare, e inaspettatamente, quelli provenienti dai nostri contatti più “distanti” con i quali l’occasione del contest si è rivelata elemento utile per poi dirottare la comunicazione su aspetti personali e relazionali.

Una serie di reminder più o meno ripetuti dopo il periodo delle ferie, ha ci ha permesso, poi, di recuperare anche i voti di chi non aveva percepito l’effettiva “importanza” della nostra richiesta.

Successivamente, e in vista dello scadere dei termini di concorso (in seguito prorogati) abbiamo incominciato a diffondere la nostra richiesta utilizzando altri social network (in particolare Friendfeed e Twitter).

Questo tipo di comunicazione ha ingenerato una dinamica che ha coinvolto (e forse anche incuriosito) soggetti con cui non era ancora stata instaurata una relazione tale da “autorizzarci” alla richiesta del voto.

Durante gli ultimi giorni, un appello diretto pubblicato sul blog personale di uno dei membri del collettivo ha permesso di “raccogliere” le ultime preferenze, di diffondere la causa anche tra i contatti di secondo grado (ovvero ai “contatti dei contatti”, per intenderci) e a creare nuove relazioni con nuovi soggetti simpatizzanti all’iniziativa.

Infine, allo scadere della chiusura del concorso un countdown dell’ultima ora (reso più “avvincente” anche dalla parità di voti con un altro concorrente) ha coinvolto una serie di soggetti online e offline che si sono prodigati nel farci superare la soglia di pareggio, permettendoci di arrivare a un sudatissimo terzo posto.

ALCUNE OSSERVAZIONI:

  • a nostro avviso, il sistema utilizzato potrebbe essere facilmente “drogato” attraverso la proliferazione di account fake. Non conosciamo le modalità attraverso le quali il Comitato si sia accertato del corretto svolgimento delle procedure; di fatto, il vincitore del primo premio è stato decretato immediatamente qualche minuto dopo la chiusura delle votazioni.
  • rendere visibili esclusivamente su Facebook le fotografie selezionate (e su Flickr ma senza possibilità di votazione) ci è parsa una scelta riduttiva per le potenzialità del concorso.
  • per molti utenti, in particolare quelli più consapevoli delle dinamiche della Rete, la necessaria iscrizione al gruppo è stata percepita come un escamotage non felicissimo, da parte del Comitato toscano, per aumentare il proprio seguito e, considerate inoltre le note modalità di notifica della piattaforma, attività potenzialmente pericolosa per la generazione di un flusso di spam.

Occorre sottolineare, invece, che l’inserimento del concorso all’interno di un social network, a prescindere dal risultato ottenuto nelle votazioni, permette di sfruttare un’opportunità non propriamente convenzionale per fare una buona pubblicità alle proprie produzioni, avendo modo, potenzialmente (anche se a nostro avviso i “tempi” di Facebook non sono particolarmente “riflessivi”), di raccogliere feedback in merito all’opera, generare una discussione e rendere la propria audience partecipe e non solo passivamente fruitrice.

Ci teniamo a sottolineare che, a nostro avviso, la linea di demarcazione tra il coinvolgimento attivo e lo spam (con il rischio di declassare il valore dell’iniziativa), in casi come questo, è davvero sottilissima.

Ci domandiamo, quindi,  rivolgendoci agli “architetti” della comunicazione e lieti di potere avere qualche parere in merito, su come si potrebbe sviluppare, all’interno del social network utilizzato, una modalità e una procedura comunicativa ma soprattutto partecipativa in grado di registrare e riportare le preferenze dei soggetti coinvolti in merito ad un determinato tema ma con una struttura più articolata di quella di un semplice sondaggio.

Infine, oltre a ringraziare, in questa sede, tutti gli amici che ci hanno supportato (e sopportato), i conoscenti che si sono lasciati coinvolgere e tutte le persone conosciute durante questo percorso, ci piacerebbe non interrompere il dialogo appena nato; saremmo quindi interessati e disponibili per chiacchiere oziose e sfiziose :) in merito all’iniziativa, alle nostre (e altrui) fotografie e alle dinamiche dei social network in ambito creativo.

Ci piacerebbe, inoltre, avere l’opportunità di raccontare questa piccola storia magari utilizzando questa modalità oppure questa.

Questo post ha tratto particolarmente spunto e ispirazione da una precedente esperienza raccontata nei mesi passati da Lafra (aka Francesca Casadei).

Grazie per le utilissime suggestioni. :)




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